Librerie o non librerie? Questo è il dilemma

Editoria

Inauguro il nuovo blog con una spinosa questione che tocca da vicino tutti gli autori, sia che siano pubblicati da una casa editrice, sia che abbiano intrapreso la strada del selfpublishing.

Qual è questa situazione e perché sarebbe “spinosa”?

Mi riferisco alla presenza delle nostre opere sull’agognato scaffale in libreria, meta che sembra poter essere raggiungibile con relativa facilità una volta firmato un contratto editoriale.

In realtà le cose non sono così semplici.

Anche firmare un contratto di pubblicazione non assicura nulla, dal volume di vendite fino alla presenza fisica del testo nelle librerie. Si hanno buone chances di essere distribuiti al di fuori di un pugno di librerie solo nel caso si venga pubblicati da una delle grosse case editrici italiane. Queste posseggono di per sé  librerie di catena o hanno comunque un potere economico/contrattuale tale da assicurarsi vetrine espositive presso le altre librerie. Tuttavia anche in questo caso bisogna fare delle precisazioni.

Allo stato attuale, in Italia vengono pubblicati tramite casa editrice (almeno fino alla situazione ante-virus) circa duecento titoli ogni giorno. Sì, avete letto bene: 200 nuovi titoli OGNI GIORNO che dovrebbero trovare il loro bel posto al sole nelle vetrine espositive delle librerie d’Italia. Anche facendo due conti a spanne, capite anche voi che non ci possono entrare tutti a meno di trovarsi in un universo parallelo con le librerie caratterizzate come luoghi magici a capacità infinita.

Come si fa allora?

Si fa che nelle librerie vengono esposti i soliti noti e/o i libri che assicurano un guadagno, che sia per l’argomento “caldo” trattato o per la fama intrinseca dell’autore stesso. Il che non significa che per tutti gli altri non ci sia speranza, sia chiaro, ma solo che la faccenda è meno rosea di quanto ci si può aspettare quando si sta ancora esultando per essere stati selezionati da un editore.

È bene sottolineare che la vita di un editore non è affatto facile. E più piccola è la casa editrice, più grande è il rischio di venire stritolati dai meccanismi della distribuzione la quale ha assunto il potere del vero ago della bilancia economica.

Isabel, che razzo stai a di’?

Sto a dire che i costi che si devono sostenere per portare i propri titoli in libreria sono sempre più proibitivi e finiscono necessariamente per essere scaricati… sul lettore, appunto. Le grosse case editrici riescono a mantenere relativamente bassi i prezzi dei cartacei in virtù delle larghe tirature e dei contratti di distribuzione favorevoli grazie alla quantità di titoli movimentati, ma le piccole case editrici devono accollarsi spese maggiori, con il rischio di risultare fuori competizione.

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Bookshop

Stendo un pietoso velo sul discorso “vita dei titoli” che riescono ad approdare sugli scaffali, con la loro scomparsa nell’oblio dopo poche settimane a meno che non siano sostenuti da una vendita costante e/o fama, perché voglio concentrarmi sull’aspetto della loro reperibilità e distribuzione.

Grazie al codice internazionale ISBN i libri sono indentificati in maniera univoca e livello globale, rendendo le informazioni sugli stessi usufruibili a chiunque. Con un codice ISBN in mano si può, in linea teorica, andare in qualsiasi libreria e ordinare il libro in questione. In linea teorica perché, se non c’è un distributore, quel libro non può essere gestito e raggiungere fisicamente la libreria. Gli editori firmano quindi contratti di distribuzione con imprese dedicate e, possibilmente, ben diffuse nel territorio nazionale.

Fin qui, tutto normale e comprensibile. Ma non è finita: ai distributori si affiancano anche le agenzie di promozione editoriale che, detto in soldoni, sono degli agenti che girano le librerie con in tasca il catalogo dei libri rappresentati e cercano di piazzare i loro titoli ai librai affinché li ordinino. Per accedere a un buon distributore devi avere prima un contratto con un promotore. C’est la vie.

Analizziamo ora tutte le componenti che vanno a formare il prezzo finale di un libro in vendita a scaffale tenendo presente che, ovviamente, più lunga è la catena e più il prezzo finale si alza.

  • Tipografo
  • Distributore
  • Promotore
  • Libraio
  • Editore
  • Autore

Tutte queste figure devono avere un ritorno economico e se è già ben noto che all’autore spetta una fetta quasi risibile della torta, neppure l’editore è all’ingrasso.

Perché dico questo? Perché mi sono messa dalla parte dell’editore e, con il progetto Mango Hill Books, ho navigato nel mare magnum della piccola editoria interfacciandomi con i problemi gestionali con i quali si scontra quotidianamente. Ne è uscito un quadro non edificante dal punto di vista imprenditoriale che sollecita un’analisi costi-benefici dell’intera faccenda al di là del fascino che l’idea della libreria suscita in noi.

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Libreria Acqua Alta a Venezia

La catena inizia con il tipografo che guadagna sulla stampa del libro. Più alto è il numero di copie stampate e più basso è il prezzo unitario che si riesce a spuntare. Qui vincono a man bassa le grandi CE che, confidando nella loro macchina promozionale nonché nel brand, possono puntare su tirature più alte e abbattere così i costi di produzione.

Il distributore è l’asso piglia tutto: guadagna sul movimento della carta. A lui interessano quante copie stampi, quanti libri pubblichi all’anno e con che tirature, quanti resi hai. Per inciso, dei resi non gli importa nulla: è altra carta che torna indietro e che deve essere smaltita. 

Il promotore viaggia sulla falsa riga del distributore: punta sui grandi numeri e sulla quantità di case editrici rappresentate. Che il libraio venda il libro della casa editrice X o Y non ha alcuna importanza nel momento in cui le rappresenta entrambe. E tante altre. Le migliori, possibilmente.

Il libraio ordina le copie in conto vendita. Non anticipa quindi denaro e se i libri vengono acquistati lui guadagna, se invece rimangono invenduti li rispedisce indietro a costo zero.

L’editore deve coprire tutte le spese vive e sperare che non gli ritornino indietro libri invenduti da accollarsi sul groppone-magazzino e/o spedire al macero.

L’autore aspetta le briciole come il bravo cane accucciato sotto la tavola da pranzo.

Non molto bello, vero?

Per fortuna è arrivato il POD, Print on Demand ovvero stampa su richiesta, e sembra la quadratura del cerchio: il lettore ordina la copia del libro desiderato e questa viene stampata solo nel momento in cui l’ordine va a buon fine. In un battito di ciglia si elimina il gravoso problema degli invenduti, del magazzino e dei resi.

Una festa, allora?

No.

Il costo della singola copia stampata risulta essere molto più alto che non con una tiratura di cento, duecento e più copie. Inoltre rimane inalterata la questione del distributore che, ci crederete o meno, costituisce la voce di spesa più elevata.

Dunque, per arrivare al sodo, è risultato che per avere un libro disponibile in libreria in POD (quindi ordinabile e non a scaffale), Mango Hill Books dovrebbe prezzarlo un 30% in più che su Amazon con un ritorno di un pugno di centesimi di euro, a meno di alzare ulteriormente il prezzo finale.

Quindi pochi centesimi o un euro al massimo. Come editore. E all’autore spetta normalmente un 10% di royalty.

Qualcuno dirà che l’economia deve girare e che sia giusto dar da mangiare a tipografi, distributori, promotori, librai ed editori, ma troverei altrettanto giusto che a mettere un tozzo di pane in tavola fosse anche l’autore, ossia il tizio che si è fatto il mazzo a scriverlo questo benedetto libro che voi lettori pagate neppure poco.

Esiste una soluzione?

Sì, ed è semplicissima tanto quanto è osteggiata: Amazon.

Amazon è un’opportunità e come tale andrebbe considerata, o sfruttata, se preferite il termine.

Come IBS e altri simili, è uno store on-line ma si differenzia in quanto è anche POD e distributore insieme. Ha la capacità di consegnare i propri libri in tempi brevissimi in tutta Italia ma, ed è un grosso MA, incontra l’ostracismo dei librai. Proprio coloro che avrebbero invece più da guadagnarci.

Eppure Amazon è un distributore come qualsiasi altro che riconosce ai librai le condizioni e agevolazioni degli altri operatori del settore: copie scontate fino al 35%, inviate in conto vendita e restituibili a 120gg a costo zero. Tutte le informazioni qui, su Amazon Business.

Purtroppo la maggioranza vede Amazon come fumo negli occhi e preferisce un mancato guadagno e un cliente perso piuttosto che una collaborazione di mutuo interesse.

Alla luce di queste considerazioni, mi sono chiesta: vale la pena dannarsi l’anima per cercare di arrivare alle librerie con i metodi tradizionali, a prezzi maggiorati (e incrementare la complessità della gestione contabile e fiscale per “ricavar du’ spicci”) solo per potersi fregiare della fantomatica presenza in libreria?

E lo chiedo a voi: acquistereste in libreria un libro a 18-19€ quando lo potete trovare su Amazon a 13-14€? Se sì, lo fareste per puntiglio contro Amazon? Oppure non lo fareste mai?

Comments

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    Sergio Bertoni
    August 9, 2020 - 11:37 pm · Reply

    Sono perfettamente d’accordo, e non dimentichiamo che la CE ha anche la spesa dell’illustratore e dell’editor. Oltretutto sapere quanti libri sono stati effettivamente venduti è un altro mistero quasi impossibile da risolvere. Sono stato con una CE (di quelle serie e scrupolose) per 18 mesi, come da contratto e, dopo aver scoperto Amazon sono fuggito a gambe levate verso l’auto-produzione che qualche soddisfazione, anche se piccola, me l’ha data!

    • adminisabel
      adminisabel
      August 10, 2020 - 1:07 am · Reply

      Eh sì, caro Sergio, è una questione complessa. L’autore, è il caso di dire, è sempre l’ultima ruota del carro e in questa “guerra” economica tra i vari player dell’editoria è quello che ne esce sempre nel modo peggiore. Tuttavia sono dell’idea che si possano trovare nuove strade per riuscire ad avere un ritorno adeguato al proprio lavoro e impegno. L’importante è non arrendersi mai 🙂

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