Il sigillo di Anubis: il segreto del faraone dimenticato

Un regno millenario, tre pretendenti alla corona.
E un segreto custodito dal dio dei morti.

Disponibile in formato ebook e cartaceo su Amazon

ISBN ebook: 978-1-922474-07-0

ISBN cartaceo: 978-1-922474-06-3

Editore: Mango Hill Books

3,99
12,99
Coloro che sono guidati dagli Dei non possono perdersi. A coloro i quali essi vieteranno il passaggio non saranno in grado di attraversare il fiume della vita.
Massime di Ptahhotep (V dinastia, ca. 3000-2500 a.C.)
TRAMA

Sulle tracce della spedizione dell’inviato reale, Nimaat si spinge fino ai confini del Paese delle Due Terre tra pericoli, pirati del Grande Verde e incontri inaspettati. Scoprirà che l’uomo che ama sta viaggiando con il seguito di un principe straniero che marcia su Uaset, ultima speranza di salvezza della regina Ankhesenamon.

Ma né Horemheb né Ay intendono restare a guardare i loro progetti svanire.

Mentre diverse pedine si stanno muovendo in una partita per il trono che nessuno è disposto a perdere, Nimaat si troverà a lottare per proteggere il più oscuro segreto della Necropoli, dibattuta tra la fedeltà alla casa reale e la salvezza della vita del padre. 

ESTRATTO

Il mio guardiano mi assestò un calcio. Gemetti ma non riuscii ad alzarmi: non avevo più forze e non m’importava più nulla, anche se mi avessero finito in quel momento.

«Non toccarla, bastardo» s’intromise mio padre, ergendosi tra me e l’uomo come un malfermo scudo.

«Altrimenti che cosa mi fai, nonno?» lo canzonò questi, ridendo. «Mi sculacci?»

«Le tue putride viscere marciranno tra questi sassi, abbandonate da tutti, perché neanche Ammit vorrà sporcarsi la bocca con te» gli sibilò addosso.

Il sorriso sul volto dell’uomo si gelò. Sollevò una mano in un gesto repentino e colpì mio padre in volto con violenza, scagliandolo al suolo e facendogli battere la testa contro una roccia.

«No!» gridai, gettandomi sul suo corpo per proteggerlo dalla furia che si era scatenata nel soldato. Istintivamente alzai il braccio destro, ferito, e intercettai il colpo successivo che mi strappò un urlo disperato di dolore.

«Zitta, cagna!» sbraitò l’uomo, sferrandomi di nuovo un calcio.

Poi un fruscio, improvviso.

Una figura più scura della notte si staccò dalle ombre e balzò alla gola dell’aggressore, serrandola tra fauci irte di denti.

Uomo e animale caddero rotolando lungo il pendio, tra urla e ringhi.

«Che succede?!» sbraitò Pinejat dall’alto, allarmato.

La notte sembrò in un istante prendere vita, animando altre ombre che scattarono verso gli uomini in cima al promontorio.

«Ce ne sono altri!» avvertì Ipuy, sollevando la lampada.

Con la destrezza consumata del militare, Pinejat si sfilò l’arco dalla schiena, imbracciandolo e incoccando una freccia, imitato a ruota da Pashedu.

Un guaito nel buio, seguito da un tonfo, indicò che l’assalitore era stato fermato, ma un secondo scavalcò fulmineo il compagno caduto e si gettò su Pinejat prima che questi potesse incoccare un altro dardo, scagliandolo a terra sul bordo del dirupo.

Mi strinsi a mio padre, tremando, mentre venivo oltrepassata da una carica in corsa di scure sagome scheletriche, agili come spettri.

Sciacalli!

Il ritmo è incalzante e non lascia spazio a momenti di noia, gli eventi si susseguono uno dietro l’altro trascinandoci negli intrighi di corte. L’ambientazione ricca di dettagli e la magia che l’Egitto emana da secoli sono in grado di far rivivere quei tempi così lontani. La bravura di Isabel, che mi era già nota negli altri romanzi, è sempre evidente, sia per la sua attenzione ai dettagli sia per la capacità di mescolare fatti e personaggi reali con quelli di sua invenzione, rendendo il tutto talmente omogeneo che non saprei distinguere ciò che è fittizio o meno.
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