La Città dei Morti: la pittrice di tombe perdute

Il crepuscolo di una dinastia in una terra
dove i vivi e i morti intrecciano il loro destino.

Disponibile in formato ebook e cartaceo su Amazon

ISBN ebook: 978-1-922474-05-6

ISBN cartaceo: 978-1-922474-10-0

Editore: Mango Hill Books

3,99
12,99
La morte non è che la soglia di una nuova vita… oggi noi viviamo e così sarà ancora... sotto molte forme noi torneremo...
Antica Preghiera Egizia (XXV sec. a.C.)
TRAMA

Nel cuore della giovane Nimaat brucia l’assenza dell’amore del padre, il freddo e distante Grande Scultore Reale Thutmose. Con l’intento di farsi notare dal Sovrintendente ai Lavori della Necropoli per le proprie capacità di pittrice e suscitare così l’apprezzamento del genitore, la ragazza riesce a infiltrarsi tra gli artigiani del Set-Maat, la proibita Città dei Morti.

In fuga da una passione disperata nata tra le sabbie roventi permeate dai fantasmi del passato, la ragazza finirà con il trasferirsi a palazzo reale, circondata da una realtà brillante d’oro e ricchezza ma spietata e insidiosa come i pettegolezzi dei quali la corte sembra nutrirsi.

Tutankhamon è davvero malato, come il visir Ay ha annunciato blindando di guardie i suoi appartamenti, oppure è morto, come si sussurra nel buio dei corridoi? Le spie di Horemheb sono ovunque, in attesa di venire in possesso di informazioni che permettano al generale la scalata al potere e Nimaat capirà che deve agire per qualcosa di più grande che salvare se stessa da un uomo violento e proteggere la vita di colui che ama: è in gioco il futuro dello stesso Paese delle Due Terre.

ESTRATTO

Varcai la soglia della casa del capitano delle guardie cimiteriali con l’impressione di entrare in un altro sepolcro. Le tenebre stavano tornando a prendere possesso anche del mondo dei vivi e lo stato di abbandono di quel luogo rifletteva in maniera inquietante il vuoto che sentivo dentro, amplificandolo e rendendolo intollerabile come non mai.

Salii in fretta le scale e mi diressi alla mia stuoia, lasciandomi scivolare sopra, priva di forze. Con la schiena poggiata al muro, fissavo la porta chiusa sui fantasmi di Thutmosis che scompariva nelle ombre che andavano infittendosi nella stanza.

Perché non aveva voluto seppellire quegli oggetti assieme alle persone alle quali erano appartenuti? Non era forse infliggersi una tortura maggiore voler trattenere il loro Ba tra le pareti dei luoghi che le avevano viste in vita?

Mi presi la testa tra le mani, affranta.

Forse Thutmosis era pazzo, ma io lo ero quanto lui. Forse lo diventavamo tutti nel momento in cui perdevamo qualcuno che avevamo amato. Reneb era stato in grado di colmare il vuoto dato dall’assenza di mia madre e dalla freddezza di mio padre e io mi ero modellata su di lui, plasmando la mia anima e rendendola complementare alla sua. Ma cos’era rimasto di me, ora? Chi ero io veramente?

Non è facile ambientare un romanzo in un epoca di cui si sa ben poco e riuscire a ricreare un’atmosfera credibile. Da quando ho iniziato a leggere i romanzi di Isabel Giustiniani ambientati nell’antico Egitto è diventata il mio riferimento in materia. Quando dietro c’è della ricerca si sente e leggendo le sue descrizioni mi sembra di essere al fianco dei protagonisti, tanto che ricordo perfettamente anche quelli che ho letto da diverso tempo. L’unico “difetto” è dover aspettare tra un episodio e l’altro, perché la curiosità è divorante.
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